| Silvia Arcidiacono nasce a Messina in una calda estate degli anni 70. Si può dire che sia stata cresciuta a pane e motori, il padre è infatti un noto e stimato preparatore, che oggi dedica il poco tempo libero e le sue energie solo alla Renault 5 di Silvia. In quegli anni invece è impegnato fino a notte fonda in officina a preparare un numero incredibile di vetture, tutte sempre affidabili e velocissime. La preziosa esperienza maturata all’Abarth gli consente di realizzare risultati sempre degni di nota, le sue vetture in diverse occasioni nei rallies vanno più forte delle equivalenti vetture ufficiali. E’ in questa atmosfera coinvolgente e trascinante che Silvia sviluppa la sua passione e il suo obiettivo principale: correre! Meglio e più forte di tutti gli altri! Ancor prima di conseguire la patente ha già pronta la macchina da corsa: Una Renault 5 Gt turbo, ed una settimana dopo essere entrata in possesso del prezioso documento rosa fa il suo debutto! E’ il 1993 e siamo in Calabria, a Rende (Cs). La sua prima gara è uno slalom. Riesce a disputare una sola delle tre manches in programma per problemi tecnici.. l’emozione è fortissima… di quelle che non si scordano per tutta la vita…ma alla fine è terza! Ad un solo secondo e mezzo dal primo, che di manches ne ha disputate tre! Il suo ritmo è comunque travolgente e mette in imbarazzo piloti navigati che sono surclassati da questa ragazzina terribile con il fuoco dentro le vene! Ed infatti.. alla seconda gara, lo slalom di Scaletta Zanclea, sul litorale jonico messinese, Silvia ottiene incredibilmente la sua prima affermazione!! Vince nettamente la sua classe con una prestazione incredibile!
Il suo temperamento vulcanico si trasforma in energia pura soprattutto grazie al rapporto simbiotico con il padre, che la sprona quando ne ha bisogno e la tranquillizza quando esagera (e questo deve farlo molto più spesso… ). Ma il padre non può esserci sempre e dappertutto.. ed alla terza gara Silvia vive la prima esperienza negativa della sua carriera. Siamo alla “Ponte Corace-Tiriolo” una salita, specialità già diversa dalle prime due gare disputate e decisamente più veloce. Silvia che nella velocità si esalta, si lascia prendere la mano e.. cappotta! Scocca distrutta. Lei illesa. L’incidente la costringe ad un periodo di fermo che per lei equivale ad una tortura. In quegli anni infatti, non essendo ancora impegnata con il lavoro, tutti i pomeriggi si allena con la macchina da corsa sui tornanti delle colline che sovrastano la città dello stretto. Sviluppa quindi una guida molto tecnica ed una padronanza assoluta del mezzo. Trova anche il tempo per continuare gli studi, dimostrandosi eclettica anche in questo. Al diploma dell’istituto tecnico industriale, con il progetto di un albero a camme da competizione ancora esposto nei corridoi dell’istituto, segue l’iscrizione alla facoltà di lettere.
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